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LA CERAMICA V.B.C. nasce nel 1979, ad opera di Mariano Venzo, Leonardo Carollo e Giampaolo Bresolin, figli di imprenditori già operanti nel settore della ceramica.
I tre ragazzi, poco più che ventenni, rilevarono una azienda già esistente, attiva dagli anni '30, che già disponeva di un ricco patrimonio di forme, modelli e decori, ancora oggi custodito all’interno della nuova fabbrica.
Nei primi anni la produzione si concentra nel proseguimento della manifattura già esistente, per poi indirizzarsi verso la creazione di oggettistica dal design più lineare ed al passo con i gusti del mercato dell'epoca.
La struttura produttiva si ingrandisce, si assumono i giovani apprendisti che diventeranno poi l'ossatura portante dell'azienda.
Alla fine degli anni '80 arrivano i primi contatti di rilievo con il mercato americano e LA CERAMICA V.B.C. comincia a sfornare le prime linee completamente originali e specializzandosi negli articoli da tavola.
Si prosegue rafforzando l’export, partecipando a fiere in Italia e all’ Estero. Oltre agli Stati Uniti ed ai paesi europei, La Ceramica VBC raggiunge il Giappone, l'Australia e più recentemente la Corea del Sud e Sud America.
Negli ultimi anni si sperimentano nuovi materiali e finiture applicati a collezioni dal design unico ed originale che contribuiscono a costruire una identità ancora più marca dell’azienda e che sfociano nella creazione del brand aziendale in VBC Casa.
Oggi VBC Casa propone i suoi articoli con distributori esclusivi in tutto il mondo e continua ad essere attiva sia nella fase creativa prestando attenzione alle tendenze del mercato e rielaborando le forme ed i decori della tradizione, sia nella fase di ricerca e sperimentazione di nuovi materiali.
La produzione continua a seguire il metodo artigianale della ceramica artistica, grazie a uomini e donne con esperienza più che trentennale, capaci di mantenere l'altissimo livello qualitativo dei prodotti e di tramandare le proprie competenze anche alle nuove leve.
Tra le montagne e la laguna, ci troviamo immersi in un paesaggio affascinante, ricco di arte e di storia che hanno influenzato il gusto e la creatività degli abitanti.
A pochi chilometri dalla città di Nove, infatti, si viene continuamente abbagliati e sorpresi dalle meravigliose ville del Palladio, architetto che durante il '500 progettò le ville che lo resero famoso in tutto il mondo e che sono diventate patrimonio dell'Unesco (solo per citare alcune opere: Villa La Rotonda, Teatro Olimpico di Vicenza, Basilica di Vicenza, Ponte Vecchio di Bassano del Grappa).
Oppure è possibile visitare la Gipsoteca dello scultore Antonio Canova (ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura), dove vengono custoditi i gessi delle sue opere più celebri, o l'imponente Tempio Canoviano progettato dallo stesso artista all'inizio del diciannovesimo secolo.
Sempre a poca strada da Nove è possibile visitare Castelfranco Veneto, antica e tipica cittadina veneta, patria del Giorgione, figura misteriosa della pittura del cinquecento, dove è d'obbligo una visita al Duomo dei Santa Maria Assunta e Liberale, per ammirare una delle poche opere certe del grande artista, la Pala di Castelfranco, risalente al 1502.
Nove deve la sua fortuna all'attività artistica artigianale della ceramica, sviluppatasi in questo territorio grazie ad una congiunzione di fattori ambientali, politici ed economici che ne favorirono lo sviluppo.
Il territorio circostante al piccolo paese, infatti, era particolarmente ricco di argilla plastica e caolino. La vicinanza del fiume Brenta che scorre ad est del centro abitato macinava i ciottoli delle sponde, che venivano poi utilizzati negli impasti e nelle vernici, mentre la forza motrice dell’acqua veniva convogliata in canali per il funzionamento di mulini e opifici.
Lungo la Roggia Isacchina, il corso d’acqua che attraversa il paese, è ora ristrutturato e visitabile il suggestivo Mulino Pestasassi Baccin-Cecchetto-Stringa, il più antico superstite del suo genere in Europa dove oggi vengono ospitati annualmente eventi e mostre legati alla storia della ceramica.
Sempre dal fiume scendevano su grandi zattere i tronchi degli alberi delle vicine montagne, che venivano raccolti, tagliati e distribuiti nelle numerose fabbriche per alimentare i forni.
Il fiume fu anche la prima via di trasporto per far giungere le ceramiche di Nove prima a Venezia e poi in tutti i più importanti mercati dell’epoca.
A favorire la nascita della tradizione ceramica in questo territorio fu un decreto del Senato Veneziano.
Nel XVII secolo, infatti, la crescente richiesta e la diffusione in Europa delle preziose porcellane cinesi indusse i ceramisti olandesi ad imitarne la lavorazione invadendo così anche i mercati della Serenissima; per questo motivo nel 1728 il Senato Veneziano decise di stimolare la produzione interna tramite agevolazioni fiscali per coloro che avessero deciso di produrre Maioliche di qualità, decretando in questo modo l’inizio del Distretto della Ceramica di Nove.
A partire dalla Serenissima, a Nove vi fu un continuo sviluppo con la nascita di numerose altre manifatture dove continui sforzi di miglioramenti che procedevano per tentativi e sperimentazioni portavano ad una sempre maggiore familiarità con la materia, con le lavorazioni e nella composizione di impasti, colori, smalti e vernici.
L’esperienza acquisita veniva tramandata di generazione in generazione, e nel 1875 su iniziativa di Giuseppe De Fabris (scultore neo classico allievo del Canova) venne aperta la Scuola D’arte, con lo scopo di investire nella formazione artistica dei giovani prima che fossero avviati nelle fabbriche, La scuola è tutt’ora attiva ed è diventata Liceo d’arte.
Durante il Novecento (in particolare dagli anni '50) si assiste ad un periodo di rinnovamento e di grande crescita per il comparto ceramico (le fabbriche si moltiplicarono).
In questo periodo l'Istituto d'Arte ospitò come direttori e professori, importanti personaggi (come Parini e Petucco) che contribuirono a dar vita ad una stagione di rinnovamento che portò nuovi stimoli a livello artistico, in cui emersero figure di artisti (come Lucietti, Tasca, Pianezzola) le cui opere d'arte in ceramica sono oggi esposte nei più rinomati musei internazionali di arti applicate.
Oggi Nove è riconosciuta come una delle 37 città italiane di antica tradizione ceramica; nel 1985, nei locali che ospitarono la prima Scuola d’arte è stato inaugurato il Museo Civico che raccoglie una vasto assortimento di opere e manufatti che ripercorrono la storia a testimonianza della tradizione del “saper fare ceramica” di questo territorio.